David Gandy ha conquistato il mondo della moda come testimonial di Dolce & Gabbana. In passerella, su un calendario e ora anche in un libro: impossibile staccargli gli occhi di dosso.
Forse il nome di David Gandy non vi dice nulla, ma il suo corpo vi è decisamente familiare da quando in slip bianchi è diventato testimonial della fragranza Light Blue di Dolce&Gabbana. Ora ha un blog di moda sul sito inglese di Vogue, ha creato un’applicazione per iPad con consigli di stile maschile e vanta un libro a lui dedicato, “David Gandy by Dolce & Gabbana” (edito da Rizzoli). Meno di dieci anni fa, invece, studiava marketing al college e non aveva niente a che fare con l’universo delle passerelle. Poi la coinquilina l’ha iscritto di nascosto ad un concorso di bellezza che ovviamente ha vinto aggiudicandosi un contratto con un’agenzia. I lavori successivi non potrebbero definirsi esaltanti e così ha chiuso con i cataloghi di abbigliamento da quattro soldi. All’epoca, comunque, si sentiva inadatto: “Mi sono presentato ai casting di Dior e i pantaloni da provare non entravano nella mia gamba. Tutti gli altri modelli erano magrolini, androgini e mi guardavano come se avessero accanto un gigante. Ero profondamente a disagio”.
Insicuro & contento
Per fortuna i canoni della mascolinità sono cambiati e lui è diventato in poco tempo il modello numero uno al mondo. “La celebrità – ha rivelato – non ha migliorato di tanto l’autostima. Da piccolo ero grassottello e spesso a scuola subivo bullismo. La mia famiglia non è per niente agiata e le donne tuttora non mi si avvicinano perché le intimorisco. Dopo da un paio d’anni ho imparato a farmi coraggio e fare la prima mossa, ma comunque mi costa fatica. Il mio lavoro comunque mi impedisce relazioni durature: per carattere non inizio un rapporto con una ragazza se so di non poterle dedicare le attenzioni che merita e oggi mi sembra impossibile. Frequento tanto la British Airways che mi vien voglia di diventare uno Stewart”. Scherzi a parte, da bambino aveva altri sogni: “Volevo fare il veterinario “, confessa.
I miei no
“Chi mi conosce da sempre – aggiunge – non mi parla mai di moda. Ai miei amici storici l’argomento non interessa minimamente e fino a poco tempo fa neppure i miei genitori erano tanto convinti di questa carriera. Spesso poi le persone nuove che incontro mi giudicano solo dall’aspetto e sono quasi convinte che sia stupido, invece ho molti interessi, dalla scrittura alla pittura. Nel tempo libero mi dedico al volontariato e piace partecipare ai cortometraggi”. Ovviamente riconosce una posizione privilegiata ma è convinto che tutto abbia un prezzo: “A volte devi sembrare perfetto, nonché fresco e rilassato, anche dopo 15 ore di servizio fotografico. Il record l’ho fatto per alcuni scatti: ho iniziato alle 7 del mattino per finire alle 3 del giorno dopo. Per non parlare del continuo allenamento: al liceo ho giocato a rugby e questo mi ha aiutato ma ora sono attentissimo alla dieta e alla palestra. Per girare lo spot di Light Blue ho eliminato i carboidrati per un mese, ingurgitando beveroni assurdi di proteine”. Il risultato vale decisamente la pena, ma non fateglielo sapere: “Se qualcuno mi dice – parole sue – che sono oggetto del desiderio di qualcuna allora il mio istinto è quello di nascondermi sotto la sedia”.
di Rebecca Pesare















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